Il Trofeo Stalder è una gara di corsa in montagna alla quale sono particolarmente legato. Infatti nel 2013 segnava in maniera indelebile la mia iniziazione al trail running.

Volantino Trofeo Stalder 2013Conosciuta per caso leggendo un volantino in una frizzante mattina agostana nell’Altopiano di Asiago, decisi immediatamente di iscrivermi alla quinta edizione del Trofeo Stalder, poiché mi affascinava poter correre tra i luoghi della Grande Guerra.

Il mio debutto non fu dei migliori, infatti poco prima della discesa, in un tratto per niente insidioso, la mia prima gara di corsa in montagna fu segnata da un’importante distorsione alla caviglia. Tuttavia a denti stretti, la portai a termine. Fiero d’aver onorato (nel mio piccolo) gli eroi della Prima Guerra Mondiale in quei 10,5 km con 694 metri di dislivello positivo.

Da quel 25 agosto passarono solo 364 giorni per rivedermi al via della sesta edizione del Trofeo Stalder, questa volta concluso senza incidenti. Di giorni ne passarono ancora 364 e anche la mia terza edizione personale del Trofeo Stalder si concluse in bellezza con un dignitoso 21-imo posto in 1h 09′ e 29″.

Il 2016 segna la mia quarta partecipazione al Trofeo Stalder che arriva alla sua ottava edizione. Raggiungo quindi il 50% di partecipazioni a questa corsa in montagna.

Sono particolarmente affezionato a questa manifestazione per vari motivi. Il percorso, quest’anno allungato a 13 km per un dislivello positivo di 780 metri, è molto suggestivo. L’atmosfera che si respira, è quella di casa. Sembra di fare una corsa sociale tra amici. Infine mi permette di scappare dal caldo afoso e appiccicoso della pianura.

Anche in questa edizione, arrivo all’area della partenza circa un’ora prima del via. I concorrenti totali sono poco più di un centinaio e ad accogliermi c’è una nostalgica musica anni ’80, a confermare l’atmosfera casereccia della manifestazione.

Puntualissimi alle 9.30 si parte.

Il primo chilometro non ha pendenze troppo impegnative e lo prendo con calma per scaldarmi, poi dopo aver superato il cippo in memoria di Alberto Stalder (l’intrepido sciatore deceduto proprio su questa pista il 13 febbraio 1936 al quale è dedicata la corsa) inizia la scalata alla vetta.

Mi metto soprattutto al passo e in poco più di 4 chilometri, attraverso tratti con pendenze oltre il 40% e guadagno gli oltre 600 metri di dislivello, che mi separavano dal gran premio della montagna. Faccio una breve sosta per sorseggiare un paio di bicchieri d’acqua e riparto alle spalle di un certo Tony.

Nel tratto di mangia e brevi successivo il Tony viene salutato e incitato praticamente da tutte le persone che incrociamo lungo il percorso. Gli rimango dietro fino a quando non ci sono più tifosi lungo il sentiero e decido di superarlo.

Tratto mangia e bevi Trofeo Stalder

Il distacco dai 6/7 davanti a me non è eccessivo, ma decido di non spingere per godermi il tratto successivo. Dopo una breve salita, arrivo nel punto per me più suggestivo. Scendo 3 scalini ed entro letteralmente nella trincea scavata nella roccia.

Lo spazio è veramente angusto e il percorso della trincea è molto tortuoso, faccio fatica a correre e ad ogni passo sbatto con le spalle sulle pareti. L’emozione è veramente tanta e il mio pensiero va a quei ragazzi, che esattamente 100 anni fa, si trovavano al mio posto non per correre, ma per difendere la Patria con il proprio sangue!

Passate le trincee, attraverso il museo all’aperto (dove mi ero fatto male nella mia prima edizione), dopodiché inizio la discesa lunga 5 chilometri che si snoda in una mulattiera alternando tratti in mezzo al bosco.

In questo tratto inizio a spingere e uno ad uno supero 7/8 ragazzi che mi precedono. Alla fine taglio il traguardo in 1 ora 17 minuti e 17 secondi, ovvero il 14-imo tempo assoluto della giornata.

Archivio questo Trofeo Stalder soddisfatto per la prestazione, ma soprattutto entusiasta per l’emozione che si accende correndo in questi luoghi.

Non mi resta che aspettare un altro anno per rivivere per la quinta volta l’atmosfera di questa corsa “di casa”.